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La Rivoluzione Bolivariana vince la battaglia, ma sta perdendo la guerra?

 

 

[Original in English here.]

 

Di Federico Fuentes

 

28 maggio 2018
Traduzione di Maria Chiara Starace, Znet Italy Anche prima che avessero avuto luogo le elezioni presidenziali del Venezuela del 20 maggio, gli Stati Uniti –guidati da un presidente che ha perduto il voto popolare in un sistema elettorale che sistematicamente priva del diritto di voto milioni di elettori poveri e non bianchi – hanno rifiutato l’elezione perché non era “né libera né corretta”.

 

Anche il Gruppo Lima che è una coalizione di 13 paesi latino-americani di destra, più il Canada, si è rifiutato di riconoscere i risultati. Tra i suoi membri ci sono:

 

* il Brasile, il cui presidente non eletto è stato installato con un colpo di stato parlamentare incostituzionale,

 

* l’Honduras, che dopo il golpe del 2009, l’anno scorso ha rieletto il suo presidente, anche se la costituzione permette un solo mandato, con delle elezioni considerate così fraudolenti che nessun capo di stato ha osato partecipare al suo insediamento.

 

* il Messico, dove quasi 100 candidati funzionari di partito o i loro parenti, sono stati assassinati durante la attuale campagna elettorale;

 

* la Colombia, dove l’uccisione di attivisti politici è un episodio quasi quotidiano e dove i candidati hanno dovuto ritirarsi dalle imminenti elezioni a causa di minacce di morte.

 

Il Canada, dopo aver negato ai Venezuelani il diritto di partecipare a queste elezioni, votando presso l’ambasciata venezuelana e i consolati, ha detto che il voto era “anti-democratico.

 

I media hanno semplicemente fatto riecheggiare questo messaggio, senza fare il minimo tentativo di sostenere le rivendicazioni di frode.

 

Si sono tutti rifiutati di accettare un fatto fondamentale, innegabile: che, nonostante tutto quello che gli hanno “lanciato” addosso: sanzioni, minacce di intervento militare e campagne di boicottaggio – per elencarne soltanto alcuni – più di 6,2 Venezuelani hanno votato per il presidente in carica, Nicolas Maduro, assicurandogli in tal modo la vittoria con il 67,8% dei voti.

 

Si possono fare delle critiche legittime su alcune delle circostanze riguardanti le elezioni: per esempio la messa la bando di alcuni candidati e partiti e l’uso improprio delle risorse dello stato (sono critiche che si possono fare, più o meno, riguardo a qualsiasi elezione, certamente in America Latina). Non è stata, però, presentata alcuna prova che dimostri che la conta finale dei voti fosse fraudolenta.

 

Perfino i due principali rivali di Maduro, mentre criticano il procedimento totale, non hanno messo in discussione il conteggio finale dei voti.

 

Inoltre, si può legittimamente sostenere che se i partiti di opposizione avessero deciso di boicottare le elezioni e avessero appoggiato un solo candidato, molto probabilmente avrebbero vinto. Perfino Maduro lo ha accettato nel discorso tenuto la notte della vittoria elettorale.

 

Ma una transizione così ordinata non è quello su cui l’opposizione del Venezuela, a cominciare da Washington, ha messo gli occhi.

 

Inoltre, non hanno nessun scrupolo a rendere peggiore una situazione già tragica per raggiungere il loro obiettivo anti-democratico, come viene evidenziato dalla nuova serie di sanzioni imposte al Venezuela.

 

Boris Johnson, Segretario di Stato per gli Affari Esteri della Gran Bretagna, ha ammesso tale idea, dicendo, a proposito delle nuove sanzioni: ”E’ molto triste perché, ovviamente il lato negativo delle sanzioni è che possono toccare la popolazione che non si vuole che soffra,” prima di aggiungere: “le cose devono peggiorare prima di migliorare, e forse potremmo dover dare un giro di vite economico al Venezuela.”

 

Mentre i discorsi di “opzioni militari”, di colpi di stato e di governi di transizione diventano sempre più di dominio pubblico, è chiaro che i nemici del Venezuela non hanno alcun interesse per la democrazia.

 

Ciò che cercano gli oppositori di Maduro è uno scenario in cui possono eliminare tutte le tracce della Rivoluzione Bolivariana, il progetto politico delle classi popolari del Venezuela che hanno cercato di dare al popolo il controllo delle loro azioni e di portare il paese in una direzione anti-capitalista.

 

Questo richiederebbe di più che soltanto una vittoria elettorale: richiederebbe una purga totale dello stato venezuelano e la negazione dei diritti politici a un largo settore di società che appoggia il progetto rivoluzionario che rimane la sola e più ampia forza in politica.

 

In questo senso, i tentativi di delegittimare le elezioni democratiche, fanno semplicemente parte del tentativo di aprire la strada a un risultato non democratico e, quasi certamente, sanguinoso.

 

In confronto a questo, i 6,2 milioni e più, a favore di Maduro, dimostrano che la rivoluzione bolivariana continua a contare su una importante base sociale di sostegno che era sufficientemente forte per vincere questa battaglia elettorale, ma che, in apparenza, si sta indebolendo di fronte alla continua guerra economica che viene fatta contro questa.

 

Il voto per Maduro non è soltanto inferiore di più di 8 milioni rispetto a quello per Chavez del 2012, ma rappresenta anche un calo di quasi 1,5 milioni di voto, rispetto al risultato del 2013. Questo declino è ancora più grande se consideriamo che ci sono 1,6 milioni di elettori iscritti in più oggi rispetto al 2013. Vuol dire che il voto di prima della rivoluzione è calato dal 43,4% della popolazione votante al 30% nei sei anni passati.

 

Inoltre, ci sono prove per indicare che molti di coloro che questa volta hanno votato per Maduro, probabilmente potrebbero non essere disposti a farlo di nuovo se il governo non affronterà la tragica situazione che ha addebitato alla guerra economica.

 

L’intellettuale venezuelano Luis Britto Garcia, in un’intervista alla LalguanaTV, il 2 maggio, ha osservato che Maduro aveva ottenuto una vittoria importante. Ha detto che aveva sfatato l’argomento che la Rivoluzione bolivariana è semplicemente un governo clientelare, dato che, malgrado tutte le avversità che i Venezuelani stanno affrontando, hanno votato per la rivoluzione per la quarta volta consecutiva in meno di un anno.

 

Ha aggiunto che il governo ora “non aveva scuse”, dato che queste vittorie elettorali gli avevano consegnato il controllo di una maggioranza di governatorati, di posti di sindaco, della presidenza, della Assemblea Nazionale Costituente a cui è affidata la riforma della costituzione del paese.

 

“E così, questo è il momento in cui che tutte queste potenze mettano in atto tutte le misure indispensabili per affrontare le Guerra economica che ha causato così tanti danni ai venezuelani. I leader della Rivoluzione Bolivariana “hanno nelle loro mani un accumulo di potere che li obbliga a prendere misure urgenti perché il popolo non può più tenerlo.

 

José González, un giovane sostenitore della Rivoluzione bolivariana, parlando alla BBC Mundo prima delle elezioni, si è espresso in maniera più succinta: “Daremo [a Maduro] un voto di fiducia. Se non funzionerà, cioè …se il paese non migliorerà, la gente scenderà nelle strade”.

 

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