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È possibile che un’improbabile alleanza tra la sinistra e la destra fermi la Rivoluzione Cittadina dell’Ecuador?

 
 

Federico Fuentes

 

24-03-2017 - Traduzione del Comitato Carlos Fonseca - L’Ecuador tornerà alle urne il 2 aprile dopo che il primo turno delle elezioni presidenziali non aveva dato una vittoria decisiva a Lenín Moreno, il candidato disposto a continuare la “Rivoluzione Cittadina” dell’uscente presidente Rafael Correa, che ha favorito i poveri.

 

Ora Moreno affronta la sfida di riuscire a far sì che l’Ecuador non si aggiunga alla lista dei paesi della regione nei quali la sinistra ha recentemente perso le elezioni.

 

Rendere lo stupro inimmaginabile

 

 

[Original in English here.]

 

di Kamala Emanuel

 

Catalogna: il premier si suicida per consentire la formazione di un governo a favore dell’indipendenza

 
[English at http://links.org.au/node/4600 ] di Dick Nichols, traduzione di Giuseppe Volpe ZNet Italy

 

19 gennaio 2016 – Il 9 gennaio il titolo di prima pagina di La Vanguardia, il quotidiano filo-sistema della Catalogna, diceva: “Insieme Per Il Sì e CUP esauriscono le opzioni di accordo: il fallimento dei negoziati apre la via alle elezioni il 6 marzo”.

 

I dialoghi all’interno della maggioranza filo-indipendenza del parlamento catalano – composta dalla convenzionale coalizione Insieme Per Il Sì e dall’anticapitalista Candidature Popolari Unite – Appello Costituente (CUP-CC) – erano alla fine crollati dopo più di tre mesi di incontri. Questa maggioranza era emersa dalle elezioni “plebiscitarie” catalane del 27 settembre, convocate come sostituto del referendum in stile scozzese che è sempre stato respinto dai maggiori partiti spagnoli, il Partito Popolare (PP) al governo e il Partito Socialista Spagnolo dei Lavoratori (PSOE).

 

Nonostante l’intervento all’ultimo minuto delle tre organizzazioni di massa del nazionalismo catalano – il Congresso Nazionale Catalano (ANC), l’Associazione delle Municipalità per l’Indipendenza (AMI) e il movimento per la cultura catalana Omnium Cultural – il CUP-CC continuava a rifiutarsi di accettare il premier pro tempore Artur Mas come capo del primo governo filo-indipendenza della Catalogna.

 

Chavez non c’è più ma il Chavismo è destinato a restare

[English at http://links.org.au/node/4546.]

Di Federico Fuentes

4 agosto 2015 -- ZNet Italy -- Se Hugo Chavez non fosse morto nel 2013, l’ex presidente venezuelano il 28 luglio avrebbe compiuto 61 anni. Tuttavia, anche se Chavez non c’è più, la sua impronta indelebile sul panorama politico del Venezuela, sopravvive.

Il 6 dicembre i venezuelani andranno alle urne per la ventesima volta da quando Chavez era stato eletto presidente per la prima volta nel 1998. L’elezione di dicembre per l’Assembela Nazionale si avvia a diventare   un’altra fondamentale battaglia tra le forze che per 15 anni hanno appoggiato o si sono opposte a Chavez.

Per le forze chaviste, la vittoria è vitale per la difesa  e l’intensificazione della loro “rivoluzione bolivariana.”

Per l’opposizione, il successo rappresenterebbe un passo importante verso la rimozione del successore di Chavez, Nicolas Maduro, o tramite un referendum  prima della scadenza del suo mandato nel 2016 o per mezzo del possibile uso del parlamento per metterlo in stato di accusa.

Nella maggio parte dei paesi, le persone in carica devono fare i conti  con un prevalente umore anti-politico riflesso nella maggiore mutevolezza  dei votanti e nei più rapidi  cambiamenti  di governo. Anche l’Australia, relativamente tranquilla, ha visto quattro diversi governi nello scorso decennio.

Brasile: l’ascesa di Marina Silva è una conseguenza dei fallimenti e non del successo della sinistra

[English at http://links.org.au/node/4059.]

Di Federico Fuentes

16 settembre 2014 -- ZNet Italy -- A due settimane dalle elezioni nazionali del Brasile del 5 ottobre la grande notizia è stata il significativo aumento dell’appoggio a Marina Silva, ex ministro di governo del Partito dei Lavoratori (PT) ed attivista ambientalista; alcuni sondaggi predicono che potrebbe vincere la corsa alla presidenza.

La presidente in carica e candidata del PT Dilma Rousseff, mantiene uno stretto vantaggio su Marina, ma le elezioni andranno certamente a un ballottaggio il 26 ottobre.

Se questo succederà, le indicazioni attuali sono che Marina ha una probabilità di vincere, una notevole impresa dato che poco più di un mese fa non era neanche candidata alla presidenza.
La sua candidatura è arrivata soltanto come conseguenza della morte avvenuta il 13 agosto del candidato presidenziale del Partito Socialista Brasiliano (PSB), Eduardo Campos. Avendo in precedenza assunto l’incarico della vice presidenza come parte di un accordo tra il PSB e il suo proprio partito non registrato, la Rete di Sostenibilità, Marina è stata promossa a candidata alla presidenza.

L’esempio della Bolivia di fare le leggi con il popolo

[English at http://links.org.au/node/3984.]

Di Federico Fuentes, traduzione di Maria Chiara Starace

27 luglio 2014 -- Znet Italy -- Quando Evo Morales è stato eletto presidente della Bolivia nel 2005, ha promesso di “governare obbedendo al popolo.” La recente approvazione da parte dell’Assemblea Plurinazionale di leggi che riguardano l’attività mineraria e i diritti dei bambini, sono due esempi delle sfide e dei benefici di questo approccio radicale al governare.

Infrangendo la concezione che il legiferare dovrebbe essere confinato nelle quattro mura del parlamento, il governo boliviano ha fatto ripetuti tentativi di coinvolgere ampie sezioni della società nel riscrivere le regole del paese.

Il primo e più importante passo che si è fatto riguardo a questo, è stata la convocazione di un’Assemblea Costituente in cui i delegati eletti della comunità, insieme ai rappresentanti dei potenti movimenti sociali del paese e ad altri gruppi della società civile, hanno redatto una nuova costituzione.

La nuova carta è stata successivamente approvata da una larga maggioranza con il referendum del 2009, malgrado la campagna spesso violenta intrapresa dai gruppi dell’opposizione di destra.

Violenze in Venezuela: miti e fatti

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[English at https://www.greenleft.org.au/node/56008]

di Federico Fuentes – 6 marzo 2014

Di seguito l’attivista della Rete di Solidarietà Australia-Venezuela, Federico Fuentes, offre risposte a domande comuni sui recenti avvenimenti in Venezuela. Ai fatti chiave è fatto riferimento in larga parte attingendo a canali mediatici che non possono essere identificati come filo-governativi.

I recenti disordini in Venezuela sono dovuti alla repressione governativa di proteste pacifiche?

I movimenti sociali dell’America Latina delineano la solidarietà con l’alleanza ALBA

[English at http://links.org.au/node/3361.]

Di Federico Fuentes

28 maggio 2013 -- Znetitaly.altervista.org -- Un importante vertice di significato mondiale, svoltosi in Brasile dal 16 al 20 maggio, è passato in gran parte inosservato dalla maggior parte degli organi di stampa, comprese molte fonti di sinistra e progressiste.

Questo vertice non è stato del solito tipo, che coinvolge capi di stato e capitani di industria.

E’ stato invece un raduno di rappresentanti di movimenti sociali di tutta l’America Latina e dei Caraibi – luogo della maggior parte delle lotte e delle ribellioni popolari dei recenti decenni.

Questa regione rimane anche l’unica dove è comparsa un’alternativa al capitalismo neoliberale a mandare avanti questa alternativa è l’Alleanza Bolivariana dei Popoli della Nostra America (ALBA). Capeggiata dai governi liberali di Venezuela, Bolivia, Ecuador e Cuba, annovera 8 stati membri, ma cerca di rapportarsi con i movimenti popolari, non soltanto con i governi.

Bolivia: le ONG sbagliano su Morales e l'Amazzonia

[Available in English at http://links.org.au/node/2512 and http://boliviarising.blogspot.com.]

di Federico Fuentes

25/09/2011 -- Radiocittaperta.it -- Dichiarazioni, articoli, lettere stanno circolando in Internet chiedendo la fine della "distruzione dell'Amazzonia".

L'obiettivo di queste iniziative non è rappresentato dalle corporazioni transnazionali né dai potenti governi che le appoggiano, ma il governo del primo presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales.

Al centro del dibattito c'è la controversa proposta del governo boliviano di costruire un'autostrada attraverso il Territorio Indigeno del Parco Nazionale Isidoro Sécure (TIPNIS).

Il Tipnis, che copre una superficie di più di 1 milione di ettari di foresta, ha ottenuto lo statuto di territorio indigeno dal governo di Evo Morales nel 2009. Circa 2.000 persone vivono in 64 comunità all'interno del TIPNIS.

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