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L’esempio della Bolivia di fare le leggi con il popolo

[English at http://links.org.au/node/3984.]

Di Federico Fuentes, traduzione di Maria Chiara Starace

27 luglio 2014 -- Znet Italy -- Quando Evo Morales è stato eletto presidente della Bolivia nel 2005, ha promesso di “governare obbedendo al popolo.” La recente approvazione da parte dell’Assemblea Plurinazionale di leggi che riguardano l’attività mineraria e i diritti dei bambini, sono due esempi delle sfide e dei benefici di questo approccio radicale al governare.

Infrangendo la concezione che il legiferare dovrebbe essere confinato nelle quattro mura del parlamento, il governo boliviano ha fatto ripetuti tentativi di coinvolgere ampie sezioni della società nel riscrivere le regole del paese.

Il primo e più importante passo che si è fatto riguardo a questo, è stata la convocazione di un’Assemblea Costituente in cui i delegati eletti della comunità, insieme ai rappresentanti dei potenti movimenti sociali del paese e ad altri gruppi della società civile, hanno redatto una nuova costituzione.

La nuova carta è stata successivamente approvata da una larga maggioranza con il referendum del 2009, malgrado la campagna spesso violenta intrapresa dai gruppi dell’opposizione di destra.

Da allora, il governo ha cercato di convertire alcune delle nuove idee nella costituzione –per esempio, come garantire i diritti alla Madre Terra, l’autonomia indigena, e la nazionalizzazione delle risorse naturali – nelle leggi da applicare.

Cercando di legiferare sia con il popolo che per il popolo, il governo ha prestato particolare attenzione a discutere nuove leggi con quei settori che sarebbero più direttamente toccati da queste.

La presenza di movimenti sociali molto combattivi, consapevoli che ciò che in precedenza era stato loro portato via in parlamento può ed è stato ottenuto di nuovo nelle strade, ha reso talvolta il processo alquanto esplosivo.

Tuttavia, invece che temere le mobilitazioni in piazza, l’attuale governo boliviano è arrivato a considerarle come la linfa vitale del processo di cambiamento in corso in questa piccola nazione andina.

La legge sull’attività mineraria

Dopo tre anni di intenso dibattito, il parlamento della Bolivia ha approvato una nuova legge sull’attività mineraria alla fine di maggio.

La nuova legge cerca di portare la legislazione in linea con la nuova costituzione, in base alla quale i minerali sono proprietà del popolo boliviano e devono essere amministrati dallo stato, “nell’interesse della collettività”.

La nuova legge si bas su una serie di azioni prese finora dal governo nel settore minerario. Queste comprendono la nazionalizzazione dei depositi minerari e delle fonderie di stagno, la nuova negoziazione dei contratti per assicurare un accresciuto controllo dello stato e le entrate, e passi verso la lavorazione dei metalli e l’industrializzazione.

John Crabtree e Ann Chaplin scrivono che le politiche di governo hanno contribuito a resuscitare il COMIBOL, la compagnia mineraria statale, in quanto pianificatore principale nel settore, proprietario di importanti risorse del sottosuolo, socio con molte imprese del settore privato, promotore dell’industrializzazione, e produttore nel suo diritto.”

Soprattutto, la nuova legge è stata profondamente modellata dal dibattito –a volte violento, tra i diversi settori della forza lavoro delle miniere e le comunità indigene interessate da operazioni minerarie.

Mentre le discussioni poteva essere iniziata durante gli incontri all’interno del Ministero dell’attività mineraria, i problemi che creavano più conflitti si risolvevano generalmente nelle miniere o nelle strade.

Il governo ha replicato in gran parte cercando di facilitare il dialogo tra tutti minatori e tra loro individualmente, e ha influenzato comunità indigene, come necessaria precondizione per superare la tensione e mandare avanti i loro obiettivi comuni.

Un esempio di questo è stata la disputa per la miniera di Colquiri nel maggio-giugno del 2012. Quella che era cominciata come l’occupazione da parte di una locale cooperativa mineraria, ha assunto presto una dimensione nazionale quando la Federazione Sindacale dei minatori della Bolivia (FSTMB) e la Federazione Nazionale delle Cooperative minerarie (FENCOMIN) si sono assunte la causa dei lori rispettivi affiliati locali (la prima domanda l’espulsione degli occupanti che sono affiliati alla seconda).

Nel tentativo di riconciliare le fazioni in guerra, il governo si è offerto di nazionalizzare la miniera come modo per assicurare i posti di lavoro dei minatori attuali e di offrire un impiego agli occupanti. Il governo ha anche dichiarato che era disponibile a garantire l’accesso della cooperativa a certe vene di minerali.

Mentre i sindacati che rappresentano i minatori privati inizialmente si sono opposti all’accordo, credendo che poteva minacciare i posti di lavoro dei suoi membri da qualche altra parte, loro hanno subito cominciato a lavorare.

Dall’altra parte, la cooperativa locale ha rifiutato l’offerta, e ha invece firmato un accordo con il proprietario della miniera privata, Glencore, che vorrebbe che facessero funzionare parte della miniera in cambio della riconsegna alla compagnia di quello che hanno estratto.

Dato che cresceva l’appoggio alla nazionalizzazione tra i minatori, nelle comunità locali e anche in alcune cooperative di minatori, il governo ha finalmente ordinato che la COMIBOL (Compagnia mineraria della Bolivia), prendesse il controllo completo sulle operazioni a Colquiri, mentre garantiva alla Cooperativa 26 febbraio l’accesso alla vena Rosario. In cambio, la cooperativa doveva vendere ciò che aveva estratto alla COMIBOL e le veniva proibito di associarsi con le imprese transnazionali.

Questo stesso problema delle cooperative minerarie che si associano alle imprese private è stata anche la scintilla causa delle violente proteste che hanno scosso il paese proprio quando la legge stava giungendo alle fasi finali per l’approvazione.

Una volta che il governo aveva presentato la sua bozza della legge, con l’accordo di tutte le sezioni della forza lavorativa delle miniere, i parlamentari hanno cercato di eliminare il diritto delle cooperative a firmare liberamente contratti con il settore privato.

Il deputato Jaime Medrano ha spiegato che permettere questo sarebbe stato “incostituzionale,” dato che lo stato non può consegnare le aree ricche di minerali affinché le compagnie le commercializzino come proprietà privata.” Mentre la costituzione permetteva che il settore imprenditoriale firmasse contatti misti con le compagnie private, ha osservato che questo richiedeva l’approvazione da parte dello stato.

In replica, le cooperative dei minatori hanno organizzato grosse manifestazioni che hanno visto il blocco delle principali strade del paese e 43 poliziotti presi in ostaggio.

Il conseguente dibattito pubblico ha portato alla rivelazione che esistevano già oltre 40 contratti congiunti tra cooperative e compagnie, il che, secondo Kirsten Francescone, una volta ancora ha messo in netto risalto il ruolo negativo avuto dalle compagnie minerarie nel saccheggio della ricchezza naturale del paese.

Lavoro minorile

Il dibattito sulla legge approvata di recente riguardante i diritti dei bambini e degli adolescenti, è andato ben oltre i confini della Bolivia, dato che l’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO) la ha criticata perché legalizza il lavoro minorile a partire dall’età di 10 anni.

All’interno della Bolivia, tuttavia, alcuni dei più forti sostenitori della nuova legge hanno organizzato loro stessi gli adolescenti lavoratori.

“Siamo contenti della nuova approvazione della nuova legge”, ha detto Edwin Roman Davalos, un rappresentante dell’UNATSBO – l’Unione Boliviana dei lavoratori bambini e adolescenti – “perché hanno ascoltato noi, le autorità, e perché i parlamentari hanno visto la nostra realtà.”

Ha aggiunto che la nuova legge è stata approvata “grazie alle lotte che abbiamo intrapreso nelle strade ormai da un po’ di tempo, e grazie al nostro presidente, Evo Morales, che ci ha ascoltato.” In risposta alle domande sollevate riguardo alla nuova legge e alla violazione di questa della convenzione dell’ILO sul lavoro minorile, Rodrigo Medrano, anche lui dell’UNATSBO, ha detto: “Quelle sono convenzioni che sono redatte all’ONU o all’ILO, ma credo che esse vengano firmate senza aver passato molto tempo qui in Bolivia.”

Molto di quanto viene riferito sulla nuova legge, ha ignorato il fatto che nella sua ideazione iniziale, la nuova legge ha cercato di elevare l’età legale per lavorare, da 14 a 16 anni.

E’ stato soltanto dopo sostenute proteste, (che hanno ottenuto l’attenzione dei media e la simpatia pubblica dopo che sono stati represse dalla polizia) che una nuova stesura è stata elaborata da parlamentari e da organizzazioni per il lavoro minorile.

Il deputato del MAS (Movimento per il socialismo), Javier Zavaleta, ha riconosciuto che è stato “un dibattito molto difficile” perché questi gruppi lottano per ideali che talvolta sono difficili da raggiungere.”

“Ci siamo incontrati con loro e sono ragazzi intelligenti che hanno capito le nostre ragioni e sapevano che se potevano scegliere, non starebbero lavorando,” ha aggiunto.

La versione finale permette di lavorare ai bambini al di sotto dei 14 anni, ma soltanto in “circostanze eccezionali”.

Dall’età di 10 anni, i bambini possono lavorare per conto loro, ma non possono essere assunti da un’altra persona. Dai 12 anni in su, i bambini che hanno un permesso scritto dei genitori, possono lavorare per altri, sebbene non possano fare certi lavori, particolarmente quelli che richiedono molta forza fisica.

E’ un importante passo avanti: la legge dichiara che i minori che lavorano devono avere gli stessi diritti e le stesse protezioni degli altri lavoratori, compreso il ricevere almeno il salario minimo e l’assicurazione che a ogni bambino e adolescente sia riservato del tempo per poter soddisfare le proprie necessità educative.

In un contesto dove si stima che 850.000 bambini facciano già parte della forza lavoro, la nuova legge cerca di assicurare che i loro diritti siano protetti, invece che penalizzare o costringere clandestinamente coloro che hanno necessità di lavorare per aiutare le loro famiglie.

Inoltre, succede in un contesto in cui il governo ha tentato di sradicare le cause ultime del lavoro minorile. A parte facilitare un calo massiccio della povertà totale, il governo ha anche fornito il pagamento di un assegno sociale per le famiglie i cui figlia frequentano la scuola.

“Questa è una legge che rappresenta un giusto equilibrio tra la realtà e i diritti, i diritti e le convenzioni internazionali,” ha detto Garcia Linera. Sarebbe stato facile approvare una legge che è conforme alle leggi internazionali,” ha aggiunto, “ma che non si sarebbe potuta rispettare, se non fosse stata resa effettiva.”

Invece, spiega Garcia Linera, abbiamo scelto di redigere “una legge che abbia come suo punto di partenza quello che abbiamo oggi e che delinei un percorso realistico e fattibile per cambiare la situazione lavorativa dei bambini che va oltre le convenzioni internazionali.”

Sfide e benefici

Entrambe le nuove leggi e il procedimento della loro approvazione, rivelano le sfide e i benefici del legiferare con il popolo.

In entrambi i casi, la pratica di “governare obbedendo” facilita discussioni nell’ambito della società che hanno aiutato sia il governo che i movimento sociali a imparare reciprocamente e a trovare un terreno comune per portare avanti i cambiamenti.

Nei termini dell’attività mineraria, un consenso era possibile soltanto quando tutti quei settori direttamente interessati dalla nuova legge si erano scontrati l’uno contro l’altro e avevano rivelato al più ampio pubblico che cosa c’era in gioco.

In tutto il procedimento, il governo è stato in grado di spiegare costantemente la sua posizione in difesa della nazionalizzazione, e di ottenere in tal modo l’appoggio necessario a rendere esecutiva la nuova legge. Allo stesso tempo, la legge sui diritti dei bambini e degli adolescenti mostrava come senza un contatto regolare e diretto con la realtà concreta, perfino i parlamentari con le migliori intenzioni possono sbagliarsi.

Senza dubbio, una legge che proibisce il lavoro per chi ha meno di 14 anni (o anche 16 come proposto all’inizio), avrebbe ottenuto le lodi da istituzioni come la ILO. Tuttavia, avrebbe fatto poco per migliorare la situazione di quelle centinaia di migliaia di bambini che lavorano già illegalmente.

Invece, ascoltando coloro che sono colpiti più direttamente, il parlamento è stato fondamentalmente in grado di approvare una legge che tentava sia di affrontare questa realtà e che cercava allo stesso tempo di cambiarla in meglio.

Entrambi gli esempi mostrano anche che indipendentemente da quanto possa essere progressista un governo, soltanto la pressione e l’appoggio dal basso possono assicurare che prosegua come è stato pianificato. Questo a volte ha voluto dire che il governo ha dovuto lottare con i movimenti sociali in concorrenza che si mobilitavano contro il governo e tra di loro.

Per Garcia Linera, questo è più un beneficio che una sfida. Ha detto: “La lotta è il nostro nutrimento, la nostra pace, il nostro incubo. La tranquillità assoluta ci fa paura. L’opposizione pensa che la lotta ci sfinirà, ma invece ci nutre.”

Analogamente, un vice ministro boliviano una volta osservava che avere la gente che protesta nelle strade rende molto più difficile governare, ma allo stesso tempo sperava che non lasciassero mai le strade.

[Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0.]

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